Diciassette anni per una rassegna musicale non sono pochi, soprattutto se si pensa ancor più alla lunga tradizione musicale radicata a Sorrento, che sin dagli anni ‘70, ospitava gli "Incontri Musicali Internazionali" dal cui germe sorgeva, nel 1985, l’odierno festival.
L’ "Estate Musicale Sorrentina", organizzata dall’Azienda Autonoma di Soggiorno di Sorrento-S. Agnello e sponsorizzata dall’apporto determinante dell’Assessorato al Turismo e Spettacolo della Regione Campania, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Comune di Sorrento, è diretta con competenza e persino con un pizzico di affetto da Maurizio Pietrantonio, musicista ma più in generale, mente e motore del festival.
Per molti, cosi, quello del chiostro di S. Francesco è diventato, nel corso delle stagioni, un appuntamento irrinunciabile, l’occasione giusta per coniugare relax e buona musica tralasciando la dimensione facilmente "turistica".
La formula funziona ancora oggi, ed è semplice solo all’apparenza: grandi nomi, giovani emergenti, proposte originali, programmi ricercati, i classici di sempre; il tutto miscelato nelle giuste proporzioni e servito con cura, badando a non tradire le attese del pubblico. Sembra facile, ma, attenzione, i rischi della routine sono dietro l’angolo: mai adagiarsi sugli allori, rinnovarsi è la parola d’ordine. L’ascoltatore ormai viziato dall’Industria discografica, non è disposto a perdonare nulla. E, se possibile, vuole la star.
Da questo punto di vista, Sorrento non ha certo mai deluso. Già dalle prime edizioni (nel 1985) metteva in campo Uto Ughi: il violinista sarebbe poi divenuto un habitué del festival e, dall’edizione 1998, presidente onorario. Vale la pena, comunque, curiosare nell’albo d’oro della rassegna per ritrovare altri nomi illustri: Maria Tipo, Martha Argerich, Aldo Ciccolini, Michele Campanella, Maria Joao Pires, Rosalyn Tureck, Cristina Ortiz, giusto per citare qualche pianista. Ma, sfuggendo alla logica del protagonista a tutti i costi, Maurizio Pietrantonio è riuscito, in più occasioni, a coinvolgere in Costiera complessi di grande prestigio, rivolgendo attenzione particolare, per esempio, ad un repertorio amatissimo come quello barocco. E cosi al chiostro sono sfilati autentici specialisti del settore: Philip Pickett col New London Consort nell’allestimento, in prima esecuzione moderna, de "Le Delizie di Posillipo boscherecce e marittime", breve racconto della festa da ballo fattasi a Napoli nel 1620 a Palazzo Reale, e ancora, Jordi Savall con il complesso Hesperion XX, Frans Bruggen con gli Amsterdam Bach Solisten; e, tra quelli italiani, I Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone o la Cappella della Pietà dei Turchini di Antonio Florio.
E’ un amarcord frettoloso, questo, che certo fa torto a qualcuno dei protagonisti del festival. Tornano alla mente, tra gli altri, i volti di solisti storici oggi scomparsi: Shura Cherkassky e Sergio Fiorentino, ultimi dei grandi romantici; Severino Gazzelloni, prim’attore di un’edizione di dieci anni fa; Tatiana Nicolaeva, elegante ed austera signora della tastiera, Dino Asciolla, ispirato interprete.
E poi le orchestre, con i direttori del calibro di Peter Maag o Sandor Vegh. Mentre tra i giovani, Yuri Bashmet, eccellente violista e guida dei solisti di Mosca e Nobuko Imai. Fin qui i classici. Ma l’"Estate Musicale Sorrentina" ha vissuto anche e soprattutto su intuizioni particolari che alla rassegna hanno conferito quella originalità autenticamente vitale. Nell’88, per dirne una, si esibirono uno dopo l’altro Ivan Davis, Byron Janis, quindi lo stesso Cherkassky, per una straordinaria passerella di virtuosi "doc".
L’anno dopo un manipolo di donne in carriera: con la Argerich e la Nicolaeva, la giovanissima Hélène Grimaud ed Alice, già vincitrice di un festival di Sanremo, alle prese con Fauré, Satie e Ravel. E si, perché a Sorrento - per fortuna - le barriere troppo rigide tra generi musicali diversi, non sono mai esistite. Negli ultimi quattro cinque anni, infatti, hanno trovato spazio nel cartellone anche il jazz, naturalmente quello di Michel Petrucciani, per intenderci, Martial Solar, Enrico Rava, Jim Hall, Joe Lovano, Richard Galliano e Michel Portal.
Ma non basta. Tra la classica ed il jazz, tra il repertorio cosiddetto colto e quello popolare c’è oggi uno spazio di confine sempre più frequentato dai musicisti, sempre più apprezzato dal pubblico, In questo spazio, ex terra di nessuno, la rassegna sorrentina, si è mossa con intelligenza, con operazioni di fusion rivelatesi vincenti: pensiamo a Luis Bacalov ed alla sua musica "sincretica", a Rava che fa Puccini, appunto, ma anche al pianista americano John Bayless che rilegge i Beatles con modi bachiani; pensiamo ai Salonisti, tra valzer e new age, ancor prima della notorietà arrivata dalla partecipazione al film "Titanic" ma, certo, anche a quelle due splendide band, invitate in anni successivi, che sono i London Brass ed i Canadan Brass.
Come potrebbe, dunque, l’"Estate Musicale Sorrentina" alla luce dei successi riscossi fin qui, rinunciare ad una strategia vincente: ed ecco allora, in una passerella ancor più recente scorrere i classici, autorevolissimi: il pianista finlandese Olli Mustonen, Alexander Lonquich, Michele Campanella, Pavel Vernikov con Bruno Giuranna, Spivakov ed i Solisti di Mosca, Till Fellner, Josha Bell, Jean Yves Thibaudet, Arcadi Volodos, Benedetto Lupo, Francesco Nicolosi, Pietro De Maria, la cantante Kim Criswell, Christian Zacharias, la violinista Leila Josefowicz, Ivan Moravec, Pieter Wispelwey, il Quartetto di Tokyo e Barbara Hendricks, il jazz internazionale di assoluto livello, con Jim Hall, Joe Lovano, Richard Galliano, Brad Meldhau, Lee Konitz, Bill Frisell, Paul Bley e Paolo Fresu, il minimalismo emergente del Balanescu Quartet e la curiosità mossa da formazioni nuove per la platea di casa nostra: il Trio Fontenay.
Scheda a cura di Stefano Valanzuolo
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