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| BABA': DA "ALI' BABA'" |
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L'invenzione del babà generalmente viene attribuita a Stanislao Leczinsky, re di Polonia, raffinato "gourmet" e appassionato lettore delle "Mille e una notte". Tra i tanti personaggi di quella sterminata raccolta di novelle, fu maggiormente colpito dal protagonista del racconto di "Aĺ Baba e i quaranta ladroni". Coś, quando invenṭ quel suo dolce morbido e soffice, tutto intriso di rhum, lo intitoḷ al suo eroe preferito. Il babà fu introdotto a Parigi all'inizio dell'Ottocento dal famoso cuoco-pasticciere Sthorer, che l'aveva visto manipolare nelle cucine di Luneville, dove si era rifugiata, in esilio, la famiglia reale polacca. A tempo di primato, divenne la specialità della sua pasticcieria parigina di Rue Montorgueil. Le ordinazioni fioccavano fittissime e dalla bottega di "maitre " Sthorer i morbidissimi babà, che si vendevano da due a sette e perfino otto franchi l'uno, uscivano a valanghe. Ma come sono arrivati a Napoli? I grandi signori napoletani dell'Ottocento spedivano a Parigi quando non li accompagnavano, i propri cuochi per farli erudire sulla "haute cuisine"- Coś, rientrando in patria, vi diffusero, con clamoroso successo, il babà. Nelle cucine aristocratiche, borghesi e perfino popolari, splendevano gli stampi di rame per cuocerli, secondo ricette diverse per dosaggio degli ingredienti e anche per qualità. Da "il Grande Libro della Pasticceria Napoletana" |
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