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Vivara è un'isoletta che si trova a solo 100 metri da Punta Capitello, l'estremo lembo della collina di Santa Margherita Vecchia.
Ha una superficie di appena 300 metri quadrati e un perimetro di 3 chilometri.
Dal 1956 e unita a Procida da un piccolo ponte attraverso cui passa il tubo che trasporta l'acqua potabile verso Ischia.
Molti, a Procida, sostengono che il nome corretto sia VIVARO. Nel dialetto locale, infatti, essa è detta VIVERE (al maschile), dal latino VIVARIUM, VIVAIO.
Completamente ricoperta di macchia mediterranea, Vivara costituisce un patrimonio naturalistico ambientale di grande valore.
Vi sono stati censiti circa 800 biotopi di specie botaniche.
Piante di lentisco, corbezzolo, ginestra, roverella, mirto, erica, trifoglio erica, finocchio selvatico, capperi, menta, rosmarino coprono le sue pendici nelle varie stagioni dell'anno.
Ma ci sono pure alberi di alto fusto: querce secolari, lecci, olivi, carrubi.
In settembre ottobre, dopo le piogge, spuntano funghi di varie specie: prataioli, famigliole, chiodini, porcini.
Un Osservatorio Ornitologico insediato alla fine degli anni '70 ha inanellato circa 180 specie di uccelli residenti o migranti su Vivara.
Molti infatti vi risiedono stabilmente, altri vi compaiono stagionalmente per svernarvi o per nidificarvi, altri, ancora, sono solo "di passo", cioè si riposano temporaneamente durante i viaggi migratori.
Il principe indiscusso degli uccelli di Vivara è il GABBIANO REALE. A punta D'Alaca, sul versante occidentale dell'isola, dimora una colonia di circa 300 Gabbiani Reali che spesso si levano in volo tutti insieme, coprendo la piccola isola di una nuvola di vita e bellezza.
Infine, i fondali che circondano le coste dell'isola, sono ricchi di POSEIDONIA.
Oltre a queste ricchezze naturalistiche, a VIVARA sono venuti alla luce reperti dell'era micenea.
Campagne di scavo succedutesi dal 1976 fino allo scorso anno hanno portato alla scoperta ceramiche e materiali dell'età del bronzo.
Per tre secoli, intorno alla metà del 2° millennio A.C., Vivara costituì uno scalo di scambio col mondo greco.
I Mercanti micenei ne fecero la base più settentrionale della loro penetrazione nel Tirreno.
A Punta D'Alaca sono state rinvenute tracce di insediamenti abitativi dell'epoca, piastre fusorie dove veniva fuso e poi lavorato il rame, numerose ciotole e contenitori, una punta di freccia con immanicatura a cannone del tipo rinvenuto anche a Creta, una serie di rondelle fittili usate per sistemi di numerazione e conteggi.
Una mostra di tali materiali è esposta al Museo Nazionale di Napoli.
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